Pensieri

Staffetta

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In questi giorni si è aperta l’estate, dopo un inizio di primavera stentato, un andirivieni di acqua e sole che ha confuso i fiori, fatto crescere l’erba nella notte fino al cielo. Questa mattina quando sono andata a correre ho incontrato l’estate al suo inizio, un cielo ininterrotto, il sentiero bianchissimo guado nella calma piatta del mare verde smeraldo. Ascoltavo musica e correvo e il ritmo vero lo dava il respiro. Poi un signore mi ha fermato, gentile, sorridente, sembrava tornare senza fretta da altri tempi, da una vita precedente in cui abito ancora. Parlava troppo civilmente per poterlo sentire con le cuffie nelle orecchie, così le ho tolte. Lui mi ha mostrato un piccolo borsello di pelle, elegante e sobrio come lui, con delle chiavi e mi ha detto di averlo trovate per terra. C’erano tante chiavi. Tutte le chiavi. Casa, auto e chissà che cosa. Mi ha chiesto se potevo portarle con me, vedere se più avanti incontravo qualcuno che poteva averle perse. Un po’ sorpresa, senza pensarci tanto le ho prese. E ci siamo salutati come due vecchi conoscenti nel silenzio post atomico dell’alba. Ho proseguito e incontrato altri volti sparpagliati, altri corridori, gente con i cani, gente lì per caso o di passaggio, ma nessuno di quei volti mi diceva niente. Però era bello perché di solito quando corro non guardo i volti, guardo oltre ogni cosa alle cose. Pensavo di raggiungere la farmacia all’attraversamento di San Giorgio, dove i corridori hanno fatto un piccolo memento: fissata a un albero c’è una cassettina con tanti ganci, cui sono spesso appese delle chiavi. Sulla cassettina c’è l’immagine del mitico Arrigo Quaranta. Un anziano ferrarese che ha corso fino alla fine dei suoi giorni. Arrigo. Lo incrociavo sempre correndo da bambina sulle Mura. L’inossidabile Arrigo, sempre sorridente e un po’ chiassoso. Dopo vent’anni d’esilio tornando per ritrovare ciò che non sono stata, la prima cosa che ho fatto è andare a correre sulle Mura. E ti ho ritrovato subito e ti ho sorriso. Tu sei sempre stato qui. Quella cassettina serve ad appenderci le chiavi smarrite che trovi sulla strada, perché chi le ha perse sappia ritrovarle. Ed è una scusa per ricordarti, Arrigo, per buttarci un occhio e trovare una continuità nella vita in difesa. In corsa.
A un certo punto, fatti circa cinque km vedo un anziano. Calzoncini corti, calzetto bianco a metà polpaccio, maglia a maniche corte e volto preoccupato e assorto, bello, occhi azzurri ma caldi e barba bianca. Ho pensato “E’ lui!, angosciato perché non trova le sue chiavi!”. L’ho fermato e ripescato dal suo sprofondamento e gli ho mostrato il borsello, chiedendo “E’ suo?” Lui ha abbassato gli occhi con me sul marsupio che aveva in vita, aperto. In quel momento ho capito che non si era accorto di avere perso le chiavi. E abbiamo riso. Lui mi ha ringraziata farfugliando di gioia, incredulo di riavere le chiavi che non sapeva di avere perso. Io l’ho salutato e ho proseguito, per dieci km ancora, felice come quando passi il testimone e esci dalla gara senza più responsabilità addosso e tutti hanno dato il meglio, il testimone non è scivolato dalle mani, nessuno ha rallentato. E’ questa la gente che ho sempre amato girando per l’Italia e per il mondo, nelle stazioni, per le strade di città sconosciute, questi gli esseri davvero semplicemente umani, che talvolta la vita di ogni giorno ti fa dimenticare. Queste le piccole cose insignificanti che ti rendono stupidamente felice e pronto a tutto il resto che non resta, non resta.

 

Categories: Pensieri

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