Alfabeto dell'invisibile

“Alfabeto dell’invisibile”, some poems translated by Gray Sutherland

Cover_Alfabeto

 

 

 

 

                                                                                                        

 

 

 

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Dalla sezione Ritorno

 

Parco Bassani, II

 

Il cielo cala nero in anticipo stasera

un velo sulla tentazione di volare

 

via da tutto quello che muore

 

– le piante in giardino, la memoria,

i libri sfaldati a forza di sfogliare,

 

amicizie promesse fuochi di parole

tutto inverna nella notte a breve –

 

Ho un cane per cuscino l’altro a lavare

le mani da invisibili avanzi di pane

 

tra onde d’erba e un’alba di temporale.

 

 

 

 

From the section “Return”

 

 

Parco Bassani II

 

expectant this evening the sky drops black

dropping a veil on all attempts to fly

 

away from all that dies

 

– plants in the garden, memory,

books falling apart from being flipped through

 

promised friendships just burning words

all soon to go wintry in the night –

 

I’ve a dog that’s a cushion, another to wash

invisible breadcrumbs off my hands

 

between waves of grass and a stormy dawn.

 

 

 

Dalla sezione Ricordo

 

*

 

Usciamo brancolando a rapinare

la lingua sconosciuta delle strade

 

orfane nel caos del tuo respiro

che dava ai passi il ritmo dell’attorno.

 

La gente mi chiede di te come un’accusa

di non saperti ancora pronunciare

 

 

*

 

Out we go fumbling on our way to rob

the unknown tongue of the roads

 

orphans in the chaos of your breathing

that gave our steps the rhythm of what’s around

 

People ask me about you like they’re accusing

me of not knowing how to say your name yet

 

 

 

*

 

Potesse la pioggia non finire, io restare

per sempre al caldo in attesa di qualcosa

di eclatante, un lampo dirompente:

un amico che ti chiami per niente,

uno sconosciuto che non legga

in te soltanto quello che gli serve,

un pianto che non enunci le assenze

un silenzio che non pronunci sentenze.

 

 

*

 

If the rain were unable to stop and I to stay

forever in the warm waiting for something

thrilling, a shattering lightning bolt:

a friend who calls you for nothing

someone unknown who doesn’t read

in you only what serves himself

a cry that does not talk about absences

a silence that doesn’t pronounce sentences.

 

 

 

Dalla sezione Volti

 

Lei aveva occhi di notte senza fondo

dietro gli occhiali spessi che il sole

striava come pioggia fitta di riflessi;

 

mentre sfiorava la pagina col viso

il naso scivolava sul foglio alla ricerca

di una pista di parole verso un senso,

 

si serravano le dita attorno alla matita

che segnava sul margine grigie le parole

fitte tra loro per non lasciarle sole.

 

Mi sedetti con lei sulla panchina,

guardando il sole che volava

sempre più distante dalla riva;

 

silenziosi passeri piovevano leggeri

lungo il bagnasciuga per pescare

avanzi di cibo, gusci di telline.

 

Ancora non era mercato il lungomare

la notte pareva non volersi svegliare

prima che lei terminasse il suo dovere:

 

Una pagina al giorno da decifrare

forse dell’ultimo libro

che questi occhi ancora potranno inghiottire.

 

 

 

 

 

from the section “Faces”

 

 

She had eyes like bottomless night

behind thick glasses that the sun

streaked like dense reflections in the rain

 

while skimming the page with her face

her nose slipped on the paper seeking

a track of words leading to some sense

 

her fingers clenched around a pencil

that in the margin traced gray words

tight together so as not to leave them alone.

 

I sat with her on the bench

looking at the sun that flew

ever further from the bank;

 

silent sparrows rained light

along the foreshore so they could catch

leftover scraps of food, tellina shells.

 

It wasn’t a market yet, the shoreline

night seemed unwilling to awaken

before she’d completed her task:

 

to decipher one page a day

perhaps from the last book

that these eyes can still swallow down.

 

 

*

 

Non lo rivelare agli angeli sussurra

al vuoto della grande sala sprofondata

 

nell’inverno la tua voce che in migliaia

si riflette nello scrigno della danza

 

ma sgrana bianche perle di silenzio

nel rosario di un taciuto assenso,

 

mentre ci troviamo entrambi sciolti,

eppure cauti e circospetti come amanti,

 

ora che perfettamente abbiamo appreso l’arte

del tenere in pugno il bene e in gola le parole

 

e l’uno dell’altro l’autentico vedere

 

nell’attesa che tramonti il mondo e salga il giorno

di quest’armonia segreta che la luce intenta

 

ha il tuo nome e tutti quelli che t’invento

questo nostro sempre inscritto in ogni tempo

 

come la faccetta in ombra di un diamante.

 

Fuori intona il vento un controcanto

sulle note sghembe del respiro barcollante

 

di chi ha visto crescere dal niente il senso dell’ovunque,

amore, dove caldo è il buio e luce è grazia che ti soffia

 

in viso l’onda lieve e allucinata delle ombre

 

e pioggia sgorga alla sorgente dell’istante

e batte l’infinito della tua presenza

 

e tutto ha forma e tutto è

nuovamente.

 

 

 

 

Dalla sezione Mare

 

                             a mio padre

 

I gabbiani oggi orfani del sole

piangono di fame sul litorale,

le onde hanno spazzato i resti del banchetto

in questo loro strenuo mietere e ridare.

Adesso io ricordo te come un gigante

che in braccio mi portava lievemente

“dove non si tocca” per lanciami

in volo e riacciuffarmi appena prima

che cadessi in acqua per salvarmi

 

 

 

Fom the section “Sea”

 

                                   to my father

 

Orphans of the sun today the gulls

weep with hunger on the shore

the waves have swept the remains of the banquet away

in this their strenuous reaping and return.

Now I remember you like a giant

who bore me lightly in his arms

“where you can’t touch the bottom” to throw me

into the air and recapture me just before

I fell into the water to save me

 

 

 

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