Traduzioni

Theo Dorgan

 

A cura di Chiara De Luca

 

 

Theo Dorgan, Ellenica, Kolibris, Bologna 2011

 

 

Kato Zakros

 

 

It is called the Gorge of the Dead.

High overhead the burial caves

are punched into yellow rock.

 

Sand underfoot, and dust, everything clear, precise.

Your sandalled foot falls there, and there, and there—

mesmeric clarity of stone and asphodel,

 

the exact blue of the scarf that binds your hair.

You carry a bent stick as if it were a bow,

and flare at the edges, light coming out of you.

 

You have the hunter’s steady lope, ready to go

anywhere, risk anything on instinct,

and I need water, I need courage, I need rest.

 

I follow the blue flag and your hair,

your head a bright bird darting the Gorge

stooping now, and now, and now.

 

Potsherds, a fragment of rim, a handle-stump—

I bend to pick them up, sun high between walls

and my head hard in the heat.

 

I rattle my talismans, hoping to make you turn,

greasing the potter’s thumbprint with my own.

How clear it all is, not a puff of air

 

until you punch my lungs with a look.

Hearts leap, I know, I felt it, I still feel it—

here in the dark, tracking you through sunlight.

 

 

 

Kato Zakros

 

 

La chiamano la Gola dei Morti.

Ben più in alto cave funerarie

sono scavate nella roccia gialla.

 

Sabbia sotto i piedi, e polvere, tutto chiaro, preciso.

I tuoi piedi nei sandali si posano qui, e là, e là–

chiarezza magnetica di pietra e asfodelo,

 

l’azzurro esatto della fascia che ti lega i capelli.

Porti un bastone curvo come fosse un arco,

e brilli ai margini, emanando luce.

 

Hai il passo regolare del cacciatore, pronto ad andare

ovunque, a rischiare il tutto e per tutto per istinto,

e ho bisogno d’acqua, di coraggio, ho bisogno di riposo.

 

Seguo la bandiera azzurra e i tuoi capelli,

la tua testa è un uccello luminoso che sfreccia nella Gola

abbassandosi di tanto in tanto, e poi ancora.

 

Cocci, un frammento d’orlo, un pezzo di manico–

mi chino per raccoglierli, il sole è alto tra le pareti

e la mia testa dura nella calura.

 

Scuoto i miei talismani, sperando di farti voltare,

ungendo l’impronta del vasaio con la mia.

Com’è tutto chiaro, non un soffio d’aria

 

fino al pugno del tuo sguardo sui polmoni.

 

 

 

 

 

Taverna on the Beach

 

 

Pomegranate thumbed open to reveal generations,

apple split to its white heart of flesh.

Ultramarine waters lap at stone,

lacing our days of light with drift of salt.

All night we cry and laugh and you

taste ash of apple on my skin—

delighting in apple, pomegranate, light and salt.

 

Deep in your veins you carry light and salt,

testing the fruit, breath pulsing under skin,

and unexpected urgencies push through—

laughter a remedy for the deep fault

under the streets, the reek of ancient stone.

All that the heart and mind can learn from flesh

piled in a rampart against the dead generations.

 

 

 

Taverna sulla spiaggia

 

 

Melagrane aperte col pollice a rivelare generazioni,

mela spaccata fino al bianco cuore di carne.

Acque ultramarine lambiscono la pietra,

orlando i nostri giorni in luce di un ammasso di sale.

Tutta la notte gridiamo e ridiamo e tu

assaggi cenere di mela sulla mia pelle–

godendoti mela, melagrana, luce e sale.

 

In fondo alle vene ti scorrono luce e sale,

testando il frutto, fiato ti pulsa sottopelle,

e inattese urgenze vi filtrano attraverso–

ridere è rimedio alla colpa profonda

sotto le strade, il fetore di pietra antica.

Tutto quel che cuore e mente possono imparare dalla carne

ammassato in un bastione contro le generazioni andate.

 

 

 

 

 

Inland

 

 

Cicadas drizzling through the marsh bamboo,

a bend in the road; a crescent of white dust

laid on the red earth, a full stop in shade.

Buzz of a three-wheeler, far off up the mountain.

 

A blank plaque of heat, the pewter sea.

An oiled sheet of tin, the grey-blue sky.

 

Here is the perfect place for grief

to lie coiled in ambush.

I have seen such places in the world before.

I turn and make my way back towards the beach.

 

 

 

Entroterra

 

 

Cicale che gocciano tra i bamboo della palude,

un’ansa della strada; una mezzaluna di polvere bianca

posata sulla terra rossa, un punto nell’ombra.

Ronzio di triciclo, lassù in alto sulle montagne.

 

Una lastra di calore vuota, il mare di peltro.

Una lamina oleosa di stagno, il cielo grigio azzurro.

 

Questo è il posto perfetto perché il dolore

se ne stia nell’ombra raggomitolato.

Ho già visto luoghi simili nel mondo.

Mi volto e mi riapro un varco verso la spiaggia.

 

 

 

 

 

Journey’s End

 

 

The house of the winds levelled,

waist-high dry grass, dust,

goat droppings, leaves.

Here, says the local teacher,

they found a bronze cauldron—

or was it here?

His hand rises, he lets it fall.

What does it matter, here or over there?

 

We both look away.

A great weight of heat and light,

flat clang of a bell.

And this is what he fought through for—

home. This empty place.

 

 

 

Fine del viaggio

 

 

La casa dei venti* abbattuta, erba secca

alta fino alla vita, polvere,

escrementi di capra, foglie.

Qui, dice l’insegnante del posto,

hanno trovato un calderone in bronzo–

oppure era qui?

La sua mano si leva, la lascia ricadere.

Che importa se qui o laggiù?

 

Entrambi distogliamo lo sguardo.

Una grande massa di luce e di calore,

tintinnìo uniforme di campana.

Ed è per questo che ne ha passate tante–

casa. Questo luogo vuoto.

 

* La “casa dei venti”: si riferisce alla casa di Ulisse a Itaca

 

 

 

 

 

 

Nike

 

 

This girl can tell you how much Nikes cost,

but doesn’t know who Nike is, or was.

 

Better dead than out of fashion—Oscar Wilde

would understand this pouting anxious child,

 

her grim determination to fit in,

to add her moped’s wasp-roar to the din

 

of daily life in all its dusty charm,

impress the boys who go by arm-in-arm.

 

Winged victories were carved for girls like her,

to make them fleet of foot and never tire;

 

The goddess on her plinth above the square

is wall-eyed, blank—as if not really there.

 

 

 

Nike

 

 

Questa ragazza sa dirti quanto costano le Nike,

ma non sa chi sia Nike, o chi fosse.

 

Meglio morta che fuori moda–Oscar Wilde

capirebbe quest’ansiosa bimba imbronciata,

 

il suo accanimento ad andar bene, a sommare

il ronzio del proprio motorino al frastuono

 

del quotidiano nella sua polverosa malia,

a colpire i ragazzi che passano a braccetto.

 

Le vittorie alate furono intagliate per ragazze come lei,

per renderle rapide di piede e instancabili;

 

La dea sul piedistallo sovrasta la piazza

ha occhi murati, vuoti–come non ci fosse per davvero.

 

 

 

 

 

Nisos Ikaria

 

 

Green fastness, high and sheer,

tall pines and clear air,

red earth & light-split rock,

cicadas ticking like a clock.

 

In deep winter when the rain

beats against the windowpane

we sleep as two about to die

and spell the future, you and I.

 

Two figures walk that gravel beach

their heads inclined, each speaks to each

in words that come from otherwhere—

we make such lucid sense, my dear.

 

On that small island where we go

by night to watch the starry show

we dance as lovers used to dance

in a slow, stately, gravid trance.

 

The rain beats on the windowpane,

we lie beneath those pines again,

we watch the moon and stars roll past,

reading the sky, at ease at last.

 

 

 

Nisos Ikaria

 

 

Grande fortezza, ripida e imponente,

alti pini e aria chiara,

terra rossa & roccia franta dalla luce,

cicale ticchettano come un orologio.

 

In pieno inverno quando la pioggia

batte contro il vetro della finestra

dormiamo come due moribondi

e scriviamo il futuro, tu e io.

 

Due figure camminano su quella spiaggia di ghiaia

con le teste reclinate, l’una si rivolge all’altra

con parole provenienti da un altrove–

abbiamo un senso così lucido, mia cara.

 

In quell’isolotto dove andiamo

di notte a guardare lo spettacolo stellato

danziamo come gli amanti di un tempo

in una lenta trance gravida e solenne.

 

La pioggia batte sui vetri della finestra,

stiamo stesi sotto quei pini nuovamente,

guardiamo passare roteando la luna e le stelle,

leggiamo il cielo, finalmente a nostro agio.

 

Theo DorganTheo Dorgan: è nato a Cork, Irlanda, nel 1953. Ha pubblicato i libri di poesia: The Ordinary House of Love (1991), Rosa Mundi (1995), Sappho’s Daughter (1998), Greek (2010), Nine Bright Shiners (2014). È curatore di Irish Poetry Since Kavanagh (1995) e co-curatore di Revising the Rising (1991), The Great Book of Ireland (1991), Watching The River Flow (2000) e The Great Book of Gaelic (2002). La raccolta di poesie scelte La Casa ai Margini del Mondo è stata pubblicata in Italia da Moby Dick di Faenza nel 1998, e la traduzione spagnola di Sappho’s Daughter, La Hija de Safo, è stata pubblicata nel 2000 da Ediciones Hiperión di Madrid. La prosa Sailing for Home, in cui l’autore narra in dettaglio la sua traversata dell’Atlantico in barca a vela è stata pubblicata da Penguin Ireland nel 2004. Sempre del 2004 è la prima, al Royal Albert Hall, del libretto Jason and The Golden Fleece, musicato da Howard Goodall. La raccolta antologica A Book of Uncommon Prayer è stata pubblicata da Penguin nel 2006. Theo Dorgan è anche presentatore radiofonico e televisivo, autore di documentari, e membro di Aosdána, l’Accademia irlandese delle arti. La sua più recente raccolta di poesie, What this Earth Cost Us, è stata pubblicata da Dedalus Press nel 2008.

 

 

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